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Viaggio in Giappone di P. Stefano  
 

    Da una ventina d’anni la PUM propone visite alle missioni per una formazione missionaria più completa del clero italiano, seminaristi e sacerdoti. Dal 24 agosto al 4 settembre 2009 tre formatori dei seminari maggiori di Venegono e Patti, tre direttori di Centri Missionari Diocesani (Agrigento - Trieste - Alessandria) con tre collaboratori e collaboratrici sono stati ospiti di alcune missioni in Giappone dove lavorano i missionari saveriani e quelli del PIME. Organizzatore del programma il P. Stefano Berton, s.x., uno dei sette animatori missionari nei seminari diocesani italiani nel programma della PUM.

   Nei commenti e domande in vari momenti della visita è stata costante l’impressione di essere “portati” sulle spalle da giganti della fede come il Saverio, il primo missionario cattolico ad annunciare Cristo in questa nazione e dalle decine di migliaia di martiri che tengono viva la fiducia nella crescita del cristianesimo in questa terra e alimentano la speranza per il futuro della chiesa cattolica giapponese, adombrato nella situazione attuale dall’esiguità numerica.

 

 “Momenti forti” della visita, sono state le scelte fatte dai missionari incontrati nelle tre tappe principali del viaggio: Osaka – Shinmeizan – Tokyo.

 

Osaka

1. La presentazione della chiesa giapponese di P. Manni, superiore regionale dei Saveriani, ha richiamato l’attenzione del gruppo su alcuni aspetti di maggior attualità:

·        La comunità cattolica giapponese, nelle sue 700 parrocchie registra una media di 10.000 battesimi all’anno, 5000 di adulti ed altrettanti di bambini.

·        Più che le statistiche, l’impatto più significativo è dato dalla trasmissione dei valori cristiani, soprattutto quelli assenti nella cultura tradizionale giapponese come la gratuità e il perdono.

·        Numerose sono le istituzioni cattoliche nel campo sanitario, assistenziale e, soprattutto, educativo.

·        Nelle forme religiose più seguite (Shintoismo e Buddhismo) la collaborazione dei fedeli ha un ruolo preminentemente passivo dato che… “ci pensano i loro leader religiosi”!

·        I cristiani locali sono poco preparati: sono più “ascoltatori” che “pensatori”. Si riscontra maggior preparazione nei cristiani rientrati, soprattutto dal Brasile.

·        La chiesa, anche in Giappone dà l’impressione di una situazione “fumogena”, quasi di stanchezza con poca sensibilità missionaria nell’annuncio del Vangelo.

·        Continua la diminuzione di personale missionario dall’Europa e dall’America mentre aumenta quello proveniente da paesi asiatici: Filippine, Indonesia, Vietnam, Corea del sud.

·        La scuola (soprattutto le 16 università cattoliche presenti nel paese) sono il luogo preferenziale di incontro con la gioventù, anche se il motivo di attrazione è più l’opportunità accademica che un interesse specificamente religioso.

 

2. Abbiamo conosciuto il dialogo interculturale nel programma diretto dal P. Fabrizio Tosolini, s.x., responsabile del Centro Studi Asiatico (CSA), in collaborazione con altri fronti saveriani in Asia (Filippine –Indonesia – Cina e Bangladesh). Il CSA pubblica periodicamente una serie di quaderni e di monografie. Leggiamo nella presentazione di “Mission and Globalization”: “Siamo consapevoli che le trasformazioni sia a livello globale che a livello dei singoli Stati siano state tante e tali da dover richiedere e stimolare una nuova consapevolezza missionaria. Quest’ultimo lavoro del CSA è un tentativo di riflessione su queste tematiche, ma soprattutto vuole essere uno spunto germinale per nuove e più ardite riflessioni sulla globalizzazione e sul nostro porci a dialogare con essa rispettando la nostra distinta identità missionaria” (P. Tosolini).

 

Shinmeizan

3. Il dialogo interreligioso costituisce l’attività principale di Shinmeizan, centro di spiritualità e di preghiera dal 1987, nel sud dell’arcipelago giapponese. La comunità è composta dal P. Franco Sottocornola, s.x. e P. Pietro Sonoda, francescano conventuale giapponese, consultori del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Con la saveriana Maria De Giorgi, presente al centro fin dagli inizi, i suddetti padri sono anche membri della Commissione Episcopale giapponese per il dialogo. Fanno parte della comunità anche il P. Daniele Sarzi Sartori, s.x., nostra guida nella tappa del programma a Nagasaki e una sorella giapponese.

Dei due incontri a Shinmeizan ci teniamo nel cuore le intense comunicazioni, ricche di contenuti che aprono a nuove riflessioni:

·        La condivisione di P. Pietro: un incontro privilegiato perché ci ha permesso di interpretare la realtà giapponese vista da un giapponese e trasmessaci dal suo fluente italiano.

·        Significativa la strada della sua conversione: dopo aver studiato la prospettiva marxista ed altri cammini filosofico - religiosi, ha chiesto il Battesimo per la testimonianza di una religiosa, felice e soddisfatta della sua fede cristiana.

·        Il dialogo interreligioso, è vissuto come parte integrante della missione della Chiesa nella consapevolezza che “Il dialogo è una via verso il regno e darà sicuramente i suoi frutti, anche se tempi e momenti sono riservati al Padre” (RM, 57). Come appare fin dall’inizio della storia biblica, Dio si sceglie un popolo come strumento del suo messaggio e parla con i suoi rappresentanti. Questa parola di Dio è presente in qualche modo anche nelle altre culture. C’è una “specie di Antico Testamento” anche nella cultura di ogni popolo ed è lo spazio del dialogo.

·        Il problema centrale rimane quello del linguaggio. Ci vorrebbe un “San Tommaso giapponese” per far passare i valori culturali giapponesi nel linguaggio cristiano attuale.

·        Il termine “transculturazione” sembra essere il più adatto nel cammino del dialogo: come il Verbo si è incarnato nel mondo ebraico ed è passato ad altre culture così deve toccare i nuclei fondamentali di tutte le culture (es. il “dharma”, il concetto buddhista di “interdipendenza di tutte le cose”…)

·        La priorità, in ogni caso, spetta all’amore. Se il dialogo non è fatto per amore non dura. Può far soffrire per la diversità delle idee però la pazienza e l’amore apriranno la strada.

 

Tokyo -Yokohama

4. La dimensione pastorale a livello parrocchiale ci è stata illustrata dai PP. Alberto Di Bello e Mario Vallaro del PIME, parroci nelle diocesi di Tokyo e di Yokohama. Interessante la struttura architettonica della chiesa di P. Mario, l’unica chiesa cattolica in Giappone con la forma di una pagoda.

Alcuni flash dalla conversazione di P. Mario e dalle riflessioni bibliche di P. Alberto sono stati oggetto di vivaci confronti e discussioni:

·        La religione cattolica in Giappone è come la storia popolare della “bella Maria: piace a tutti, ma nessuno la vuole”! Il giapponese comune si pone questa domanda: questa nuova religione mi serve o no? Mi fa più felice? L’importante è vivere fino a cent’anni! Per la prospettiva di un’altra vita il Giappone non sembra interessato. Manca il conforto della speranza cristiana e la fede in un Dio provvidente.

·        La preghiera è più rivolta a risolvere i problemi concreti della vita più che una via per conoscere la volontà di Dio.

·        La persona di Cristo è percepita come modello di amore. Anche nei casi in cui il suo messaggio è conosciuto il più delle volte non è seguito. Quando poi si parla della risurrezione o di un dogma mariano ritorna la risposta degli ateniesi a S. Paolo: ti ascolteremo un’altra volta!

·        I catecumeni che attualmente si preparano al Battesimo sono quasi esclusivamente adulti e pensionati con più tempo disponibile. Completamente assenti i giovani.

·        Le statistiche di P. Mario ci fanno pensare alla situazione italiana: nella sua parrocchia di circa 900 cristiani “registrati”, non arriva a 300 la frequenza domenicale regolare.

·        Si possono formare i cristiani alla dimensione apostolica perché si può annunciare il Vangelo, anche se “in piccolo”, “a tu per tu”, nella vita di ogni giorno. A livello individuale i contatti personali possono essere motivati dalla nascita di un bambino, da una mamma che porta il bambino all’asilo cattolico.

·        Il Vangelo può essere testimoniato anche “indirettamente” con forme mirate, per es.: conferenze e mostre di arte cristiana, concerti di musica…

 

    5. Ci ha spesso interpellato il significato-valore del pensiero religioso giapponese soprattutto nelle visite ai templi shintoisti e buddhisti delle città di Nara, Kyoto, Tokyo, Kamakura e Nikko, tutti centri di importanza storica. La maestà architettonica e la ricca policromia delle decorazioni in legno, le “cattedrali vegetali, vere chiese nella natura” (P. Lino Bellini s.x., guida del gruppo a Kyoto) ci sono sembrate una cornice storica - culturale più che una chiave di lettura della religiosità giapponese perché il significato di religione e di appartenenza ad un gruppo religioso sono ben diversi dai comuni parametri occidentali.

   Un capitolo a parte meriterebbe la breve sosta a Hiroshima e la prolungata visita al Museo dell’atomica e al Parco della Pace di Nagasaki.  Gli orrori della tragedia delle due città appartengono alla coscienza dell’umanità come memoria e monito. L’intensa partecipazione dei fedeli con il canto gregoriano nella gremita cattedrale di Nagasaki, domenica 30 agosto, ci è apparsa una garanzia di speranza perché la cattedrale è stata ricostruita sulle rovine della precedente, a Urakami, dove l’atomica del 9 agosto 1945 ha incenerito metà della comunità cristiana del tempo.

 
Se riesci a passare per quel buco, alla base di un’enorme
colonna di legno del tempio, avrai una garanzia di… buona salute!
Lapidi commemorative, molto comuni all’entrata dei templi.
Altro esempio di inculturazione gastronomica
Il P. Lino Bellini spiega il costume giapponese di conservare le ceneri
dei defunti in un loculo (dimensione familiare) nella sua parrocchia di Tokyo.
Tre formatori dei seminari maggiori di Venegono e Patti, tre direttori di Centri Missionari Diocesani (Agrigento - Trieste - Alessandria) con tre collaboratori e collaboratrici
Hiroshima: lo scheletro della Cupola della Bomba atomica, patrimonio dell’Umanità, nelle condizioni in cui lo ha ridotto l’esplosione.
Incontro al Shinmeizan sul tema del dialogo interreligioso:
(da sinistra): Alessandro (Milano) – P. Franco Sottocornola, s.x. –
Maria De Giorgi, missionaria saveriana - P. Daniele Sarzi Sartori s.x. –
Don Mauro (Alessandria) – Don Pietro (Patti) –
P. Pietro Sonoda, francescano conventuale giapponese.
Tavolette religiose che i cristiani dovevano calpestare come prova di apostasia
Statua dell’Immacolata all’entrata della chiesa di Oura, la più antica chiesa giapponese, il primo esempio di stile gotico in Giappone. Costruita nel 1865, incoraggiò i cristiani giapponesi, che per più 200 erano vissuti nascosti, a uscire allo scoperto perché la pratica del culto cattolico fu vietata fino al 1872. Dichiarata Tesoro Nazionale.
Monumento a Sadako, una bambina morta di leucemia, in conseguenza dell’atomica. In Giappone, la gru è simbolo di longevità e felicità e la bambina era convinta che, se fosse riuscita a raggiungere l’obiettivo che si era prefissata di confezionare mille gru, sarebbe guarita. Purtroppo morì prima di compiere l’impresa, che fu portata a termine dai suoi compagni di classe. La storia di Sadako ha talmente commosso il paese da spingere molte persone a realizzare gru di carta che ancor oggi vengono deposte intorno al monumento.
Reliquie dei Martiri di Nagasaki
MARIA
KANNON
P. Stefano Berton (Sx)
Cimitero (simbolico) dei bambini non nati,
affidati a Kanon, la dea della misericordia.
Cimitero (simbolico) dei bambini non nati,
affidati a Kanon, la dea della misericordia.
…forchetta?...stecchetti?...o…dita?...
Non ci si riposa nemmeno in metro
Preghiere (soprattutto richieste di aiuto) all’entrata dei templi.
Ormai sono diventati bravi tutti a mangiare anche con le bacchette
Il sandalo:
simbolo
del
pellegrino.
Pellegrino mendicante
Domenica 30 agosto: il P. Daniele S. Sartori s.x.,
presiede la concelebrazione nella cattedrale di Nagasaki
Editto di condanna a morte
     
 
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